CONTATTAMI SUBITO

02 5460319


DALLA TUA PARTE

Molestie su otto ragazzine durante lezioni di piano: maestro di musica condannato a 8 anni

dandria

Gli episodi di cui è accusato sarebbero avvenuti tra il 2005 e il 2013. L’avvocato delle parti civili: “Pena troppo bassa, fu violenza”. La difesa: “E’ innocente, si trattò di una suggestione collettiva”

Vanzaghello, 14 gennaio 2015  – Condannato in primo grado per violenza sessuale ai danni di minori a 8 anni e 7 mesi, più il pagamento di 138 mila euro per danni, escluse le spese processuali.

Questo l’esito della sentenza pronunciata ieri al Tribunale di Busto Arsizio nei confronti di un maestro di pianoforte che insegnava all’Accademia musicale di Vanzaghello, presente in aula. Gli avvocati della parte civile la definiscono una “pena troppo bassa”. Il legale difensore Francesco D’Andria dice che ricorrerà in appello per dimostrare la sua innocenza dell’uomo.

L’insegnante venne arrestato nell’aprile 2013 con l’accusa di aver molestato alcune sue ex allieve durante le ore di lezione di musica tra il 2005 e il 2013. A processo si costituiscono cinque delle 8 ragazze che avrebbero subito molestie. Nel corso del dibattimento si è parlato di atteggiamenti particolari nei confronti delle alunne, minorenni all’epoca dei fatti. Carezze sulle gambe e in altre parti del corpo, secondo l’accusa anche invasive. E dai racconti delle ragazze è emerso un “senso di vergogna” e un “gravissimo danno psicologico” ai danni delle giovani.

L’accusa chiede una condanna di 10 anni e 3 mesi, le parti civili un risarcimento pari a circa 300 mila euro. Ma all’udienza finale, il colpo di scena. Il tribunale riconosce l’ipotesi di atti lievi. La condanna è minore. «Non è una giusta fine – commenta l’avvocato di parte civile Maria Concetta Cambiaso –. Secondo noi c’è stata violenza sessuale anche su minori di 10 anni continuata nel corso degli anni. Si parla della figura di un maestro, che dovrebbe essere l’alter ego di padre e madre. Questa aggravante non è stata considerata. Speriamo in un ricorso in appello da parte della Procura».

Di diverso parere è invece D’Andria: «Ritengo che questa sentenza apra una breccia per far riconoscere l’innocenza del mio assistito. Il Tribunale ha riconosciuto i dubbi sollevati dalla difesa. Riteniamo che tutto sia frutto di una suggestione collettiva: questi possibili atteggiamenti che sarebbero avvenuti correvano sulla bocca di tutti senza alcuna denuncia. perché l’uomo è solo una persona affettuosa. La sentenza rimane però pesante e quindi ricorreremo in appello»