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Omicidio di Lambrate, condannati a 20 anni i due killer

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La notte della sparatoria i due assassini hanno prima sparato due colpi di pistola contro l’auto di Mannisi, mancando il bersaglio. Poi hanno aperto lo sportello e lo hanno freddato con due colpi. Dopo averlo ucciso hanno gettato via il suo telefono e sono scappati in auto.

Milano, 25 giugno 2015 – Hanno esploso due colpi pistola alla testa e al collo di Pietro Mannisi, detto “zio Pietro”, pregiudicato di 62 anni,uccidendolo in via Caduti di Marcinelle nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2014. Ora per duepresunti responsabili dell’omicidio, per i quali è in corso il procedimento con giudizio abbreviato, è arrivata la condanna a 20 anni di reclusione, mentre un terzo è stato assolto. Il giudice per l’udienza preliminare Andrea Ghinetti ha condannato A.K., l’albanese di 29 anni che ha materialmente esploso i colpi di pistola mortali; e B.B., albanese di 30 anni che lo ha accompagnato sul luogo dell’omicidio. Assoltoinvece W.D.E., italiano di 38, accusato di aver attirato la vittima in trappola. Erano accusati dal pubblico ministero Stefano Civardi di concorso in omicidio con l’aggravante della premeditazione, dell’aver agito in circostanze di luogo e di tempo di minorata difesa, agendo di notte e in un luogo aggravato. Il gup ha escluso la premeditazione.

Gli imputati erano stati arrestati lo scorso 10 giugno dai carabinieri insieme ad altre quattro persone. In base a quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo gestiva un giro di spacciodi sostanze stupefacenti nella zona tra Segrate e Sesto San Giovanni. La notte della sparatoria i due assassini hanno prima sparato due colpi di pistola contro l’auto di Mannisi, una Fiat 500 bianca, mancando il bersaglio. Poi hanno aperto lo sportello e lo hanno freddato con due colpi. Dopo averlo ucciso hanno gettato via il suo telefono cellulare, che avrebbe contenuto numerosi indizi utili, e sono scappati su un’Audi A3. Oggi il gup ha inoltre disposto un risarcimento complessivo di 400 mila euro per la moglie e le due figlie della vittima, assisite dall’avvocato Francesco D’Andria.