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IL DIRITTO ALL’OBLIO E IL CASO DI TIZIANA CANTONE

IL DIRITTO ALL’OBLIO E IL CASO DI TIZIANA CANTONE

Il diritto all’oblio e il caso di Tiziana Cantone sono due argomenti collegati in quanto in questo caso il diritto ad essere dimenticati non ha funzionato.

 

CHE COS’E’ IL DIRITTO ALL’OBLIO?

Il diritto all’oblio consiste nel diritto ad essere dimenticati (mediaticamente parlando).

In buona sostanza il diritto all’oblio consiste nel non ritornare sui motori di ricerca del web (es. google, bing, yahoo…), ossia alla ribalta della cronaca per una vecchia vicenda in mancanza di fatti nuovi.

Già dalla definizione il lettore avrà notato che il diritto all’oblio è un ago della bilancia utile a compensare due diritti importantissimi del nostro ordinamento: il diritto di cronaca e il diritto alla riservatezza.

Quest’ultimo, il diritto alla riservatezza, è quel diritto che protegge la sfera privata dei cittadini da ingerenza da parte di terzi. Il diritto di cronaca, al contrario, è il diritto dei cittadini alla conoscenza di tutte le informazioni senza alcuna limitazione.

Secondo l’ordinamento giurisprudenziale il bilanciamento tra i due diritti dovrebbe rispondere al seguente criterio: affinché un fatto privato diventi legittimamente oggetto di cronaca è necessario il presupposto dell’interesse pubblico alla notizia, che deve mantenersi all’interno dei tre requisiti di verità, pertinenza e continenza. Ma una volta che il cittadino sia stato informato, cessa l’interesse pubblico in quanto la collettività ha ormai acquisito il fatto. E a partire da tale completa acquisizione, sorgono i presupposti de il diritto all’oblio.

Il diritto all’oblio è un diritto di modernissima generazione in quanto l’attualità della difesa è sorta a causa della permanenza delle informazioni in internet.

Infatti, l’accezione più comune di diritto all’oblio altro non è che il diritto di chiedere la cancellazione dai motori di ricerca (per esempio google, yahoo, bing…).

 

COME SI CHIEDE LA RIMOZIONE DEL PROPRIO NOME DA INTERNET?

I motori di ricerca propongono un modulo grazie al quale è possibile richiedere la cancellazione di informazioni personali ritenute “inesatte o false, incomplete o inadeguate, non aggiornate o non più pertinenti, eccessive o improprie”.

Il problema si pone nel caso in cui i motori di ricerca non dovessero accettare la nostra richiesta.

A quel punto si può fare appello al Garante della privacy, il quale ha 60 giorni per dare una risposta in merito, la quale se dovesse essere negativa può essere impugnata davanti al tribunale ordinario.

 

IL DIRITTO ALL’OBLIO E IL CASO DI TIZIANA CANTONE

Il diritto all’oblio si intreccia con la triste vicenda di Tiziana Cantone, la giovane napoletana che si è tolta la vita a causa della divulgazione di video amatoriali che la ritraevano mentre praticava atti sessuali con alcuni partner.

Questo serve a farci riflettere sulla situazione in cui versa la tematica del diritto all’oblio oggi.

Ho cercato di ricostruire le criticità del diritto all’oblio che in questo specifico caso non ha funzionato e per ragioni giuridiche e per ragioni tecniche.

Nel caso di specie Tiziana Cantone aveva intrapreso un’azione legale all’eliminazione dei video dal web.

Orbene, sulla sua strada giudiziaria si sono presentati due ordini di problemi.

Il primo problema riguardava la sede presso cui rivolgere il reclamo: il ricorso era stato rivolto contro la sede italiana del motore di ricerca, la quale però aveva eccepito la competenza della sede straniera principale.

È innegabile che risponderebbe a dei criteri di logicità la possibilità di rivolgere l’azione legale alla sede ove è avvenuto il fatto, ma è pur vero che la concezione di spazio geografico è del tutto estraneo al mondo del web.

Il secondo problema riscontrato, ancor più grave, riguarda la necessità di indicare nel ricorso, in maniera chiara e dettagliata, tutte le “url” (l’indirizzo del video n.d.a.) che si intendono eliminare, siano esse presenti o future. È intuitivo che indicare una “url” non ancora creata è semplicemente impossibile!

Purtroppo, stando così le cose, c’è ancora molta strada da fare per proteggere la privacy dei cittadini da azioni illecite e criminali.

Il consiglio che mi sento di dare è fare ricorso il prima possibile allo scopo di evitare la viralità del video.

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