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LA BANCAROTTA PER DISTRAZIONE

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  • agosto 7, 2013

LA BANCAROTTA PER DISTRAZIONE

Gli avvocati dello Studio Legale D’Andria offrono assistenza anche per i white collar crime ovvero i reati dei cosiddetti colletti bianchi.
Uno dei principali reati in campo economico sono i reati di bancarotta i quali sono punibili solo quando l’imprenditore viene dichiarato fallito.
Principalmente la bancarotta può essere semplice quando viene commessa con imprudenza (art. 217 L. 267/1942) oppure fraudolenta ovvero quando viene commessa con frode (art. 216
L. 267/1942).
Il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è disciplinato dall’art. 216 comma 1 legge
fallimentare in forza del quale “è punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato
fallito, l’imprenditore che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o
in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o
riconosciuto passività inesistenti”. La Corte di Cassazione con sentenza n. 9845 del 28 gennaio 2013, depositata in cancelleria il 1 marzo 2013, ha stabilito che è punibile per concorso esterno nel reato di bancarotta per distrazione chi ha ricevuto il patrimonio dell’azienda quasi in fallimento ma soltanto se tale alienazione ha determinato il dissesto dell’impresa e se il terzo ne era perfettamente
cosciente.
La sentenza riguarda il ricorso avverso una sentenza della Corte d’appello di Cagliari con la
quale è stata confermata la condanna inflitta in primo grado in ordine a due capi
d’imputazione di bancarotta fraudolenta nelle forme sia patrimoniale che documentale
concernenti due società aventi simile oggetto sociale. Per i giudici ermellini il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di una persona estranea al fallimento si configura “qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento e il terzo concorrente abbia operato con la consapevolezza e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto a frustrare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori d’impresa”.
Nel caso di specie sarà la Corte d’appello di Cagliari che dovrà accertare se il terzo era consapevole del dissesto della società e del fatto che la ricezione dell’immobile avrebbe pregiudicato gli interessi dei creditori.