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L’INTERROGATORIO DI GARANZIA – IO NON AVEVO L’AVVOCATO

io non avevo
  • Penale
  • francesco
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  • giugno 6, 2017

L’INTERROGATORIO DI GARANZIA – IO NON AVEVO L’AVVOCATO

In questo articolo voglio parlarti de l’interrogatorio di garanzia e prendere come spunto questo bellissimo libro che ho letto “Io non avevo l’avvocato” di Mario Rossetti edito da Mondatori.

***

Il nostro sistema giudiziario, nella fase delle indagini preliminari e precisamente nella fase dell’interrogatorio di garanzia, è così poco garantista da far gridare a qualcuno: “Io non avevo l’avvocato”.

In questo articolo voglio raccontarti la sua storia.

Cosa si fa durante l’interrogatorio di garanzia, cioè quando sei stato arrestato nella notte e portato, dopo qualche giorno, davanti al giudice per riferire la tua versione dei fatti?

Partiamo dall’esperienza di Rosetti.

Mario Rosetti, in qualità di dirigente Fastweb, viene arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di aver “fabbricato” fraudolentemente crediti fiscali al fine di creare “fondi neri”.

Devi sapere che, quando vi è un arresto, funziona in questo modo: il P.M. chiede l’arresto al GIP e questi, sulla base delle indagini, emette l’ordinanza di carcerazione.

Entro cinque giorni si deve procedere all’interrogatorio di garanzia; ossia l’arrestato sarà portato innanzi ad un Giudice al quale dovrà chiarire i fatti in contestazione.

Risultato: potrai essere scarcerato, oppure rimarrai in carcere.

E qui Tu hai 3 ordini di problemi.

  1. Il Giudice dell’interrogatorio di garanzia è lo stesso giudice che ha emesso la misura cautelare.

È umanamente comprensibile che il Giudice che, in un primo momento, ha emesso l’ordine di carcerazione sia poco propenso, in seconda battuta, a smentire se stesso e aprirgli le porte del carcere.

  1. Il tuo difensore Non hai il tempo e le carte!

Le ordinanze cautelari constano a volte di tante pagine e di elaborate indagini (pensa che l’ordinanza custodiale di Rossetti si componeva di ben 1700 pagine) e il difensore, contestualmente, non soltanto non ha il tempo di leggere, ma neanche quello di vedere materialmente gli atti d’indagine! Eh sì perché non ha accesso al fascicolo investigativo!

  1. Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te.

Attenzione a quello che dici. Tieni a mente che non conosci le carte, quindi potrai fare degli errori. Esempio. Se Ti chiedono: ma lei ha mai frequentato il locale Vattelapesca? Magari in quel momento non ti ricordi. E rispondi no.

Poi dopo tempo ti viene a mente. Ma non era quel locale che…

Bene quella dichiarazione fa di te un bugiardo e potrà essere usato contro di te.

E allora, viste queste criticità, qual è la soluzione?

Semplice: parlare soltanto se è necessario. Se si tratta di dire qualcosa di sconvolgente: un alibi, un documento inoppugnabile, una persona che possa fornirci una prova a discarico.

Altrimenti?

Altrimenti è meglio stare zitti. Avvalersi della facoltà di non rispondere.

Come diceva il Cardinal Francesco Maria Martini: “C’è un tempo per parlare e un tempo per tacere”

Ah quasi dimenticavo: Massimo Moretti è stato assolto con formula piena.

***

Bene, se ti è piaciuto questo articolo lascia un tuo commento,  ti risponderò con piacere.

Se vuoi espormi il tuo caso giudiziario chiamami oppure scrivimi e sarò pronto ad ascoltarti e ad aiutarti…perché…

Io sono Francesco D’Andria e sono dalla tua Parte.

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