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vittoria in corte d’appello

  • Penale
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  • agosto 27, 2013

vittoria in corte d’appello

Il Corrieredellasera.it pubblica la notizia dell’assoluzione con formula piena dell’investigatore privato condannato in primo grado a 6 anni e mezzo di reclusione per aver attenzionato sessualmente la nipotina di 7 anni.

In primo grado era stato invece condannato a 6 anni e mezzo di reclusione
Investigatore privato accusato di pedofilia assolto in appello con formula piena
Il 52enne era accusato di violenza sessuale aggravata ai danni della sua nipotina di 7 anni

MILANO – Assolto oggi in appello con formula piena S. D., un investigatore privato di 52 anni che in primo grado era stato invece condannato a 6 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale aggravata ai danni della sua nipotina di 7 anni. Durante l’inchiesta aveva trascorso 4 mesi agli arresti domiciliari. La condanna di primo grado era stata ottenuta il 21 dicembre 2010 dal pubblico ministero Antonio Sangermano, che aveva chiesto nei suoi confronti ai giudici della quinta sezione penale 8 anni di carcere, contestando al reato di violenza sessuale le aggravanti dell’età della presunta vittima, minore di 14 anni, e del vincolo parentale.

L’ACCUSA – Secondo il pm l’imputato, all’epoca titolare di un’agenzia di investigazioni, avrebbe molestato la
nipotina nel febbraio 2006. Sangermano sosteneva inoltre che negli anni S. D. avesse molestato anche sua figlia e un’altra nipote. Episodi prescritti, ma che aveva utilizzato durante la requisitoria per descrivere la personalità dell’investigatore.

LA DIFESA – Invece i difensori, gli avvocati Francesco D’Andria ed Ernesto Tangari, ne hanno sempre sostenuto la «totale innocenza», evidenziando la presenza delle «tantissime ontraddizioni nelle testimonianze raccolte» sull’accaduto. Ritengono che il loro assistito si sia trovato in una «situazione kafkiana, accusato senza avere commesso nulla di illecito». Hanno tra l’altro rimarcato che «nel capo di imputazione si spiegava che queste molestie sarebbero avvenute dentro un garage che, stando agli atti processuali, nemmeno esiste». L’intenzione adesso è quella di chiedere i danni, perché quando è stato arrestato, l’investigatore si è visto ritirare l’abitilazione per la sua attività. La sentenza di oggi è stata emessa dalla prima corte d’appello.