Femminicidio: significato e definizione

Femminicidio significato e definizioneFemminicidio: significato e definizione. La parola femminicidio è entrata a far parte della lingua italiana solo a partire dal 2001 ed indica “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

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Femminicidio nel mondo: un fatto sociale importante

Il femminicidio nel mondo, quindi, è inteso come qualsiasi forma di violenza attuata su una donna in modo sistematico con lo scopo di recare un grave danno fisico e/o psichico. Questo fenomeno non assume solo il significato di violenza ma anche di omicidio, cioè l’uccisione di una donna, in quanto donna, da parte di un uomo per motivi che sono basati sul genere.

nel mondoIl termine “femminicidio” nel mondo è un termine nuovo ma indica un fenomeno che c’è da sempre nella storia dell’uomo ma che, purtroppo, è stato per moltissimo tempo ignorato e sottovalutato.

Uno dei temi più discussi negli ultimi anni è quello della violenza di genere, intesa come violenza compiuta dall’uomo nei confronti della donna. E’ un fenomeno complesso che va indagato attraverso un’ottica multidisciplinare al fine di avere una visione più ampia del tema e per comprenderne il vero significato. È complesso, altresì, dare una definizione del fenomeno in quanto i mezzi di comunicazione di massa utilizzano un approccio, a volte, scorretto perché cavalcano l’onda dell’emotività al fine di aumentare l’audience e non trasmettono l’informazione corretta e neutra.

Femminicidio: i numeri, i dati e le statistiche

Numeri dati e statisticheQuali sono i numeri, i dati e le statistiche sul femminicidio? Questo tipo di violenza/omicidio – in cui la vittima è il sesso femminile – ha luogo molto spesso all’interno dell’ambiente familiare o di relazioni sentimentali.
I dati ISTAT del 2015 e 2016 mettono in luce che il 31,5% (più di sei milioni) delle donne fra i sedici e i settanta anni ha subito una forma di violenza sessuale e/o fisica. Eures, invece, ha stilato il “Quarto rapporto sul femminicidio in Italia” mettendo in luce che nel 2016 sono state uccise 150 donne, cioè il 37,1% del totale degli omicidi. Dai dati emersi si desume che la percentuale di femminicidi avvenuti all’interno del contesto familiare sono aumentati notevolmente: nel 2000 la percentuale era del 66,3%, nel 2016 è aumentato fino al 76, 7%. Dalla ricerca emerge, inoltre, che il movente dei femminicidi è la gelosia e il bisogno di “possedere” una donna.

Legge: cosa dice il decreto

LeggeNel 2013, è stato emanato in Italia il decreto n. 93 “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province” che è stato convertito in legge ordinaria n. 119/2013. Questa legge nasce dal fatto che il fenomeno del femminicidio e della violenza di genere aveva assunto proporzioni troppo grandi e si è sentito il bisogno di attuare una risposta punitiva adeguata.
Questa norma ha inserito delle aggravanti comuni e la pena aumenta quando:
il delitto di maltrattamenti in famiglia è perpetrato in presenza di minore degli anni diciotto;
il delitto di violenza sessuale è consumato ai danni di donne in stato di gravidanza;
il fatto è consumato ai danni del coniuge, anche divorziato o separato, o dal partner.

Inoltre, attraverso questa legge è stato istituito un piano di protezione per le vittime di violenza sessuale e di genere che prevede un aiuto con tattiche di intervento multidisciplinari che cercano di prevenire il fenomeno, prevede il potenziamento dei centri antiviolenza e, soprattutto, prevede una continua formazione per gli operatori del campo.

È importante, però, non confondere questa legge con l’introduzione nel nostro ordinamento italiano di una specificazione di un tipo particolare di omicidio. Infatti, il femminicidio viene trattato e giudicato come un qualsiasi caso di omicidio e che non riguarda l’uccisione di una donna.
Dal punto di vista giuridico il fenomeno del femminicidio risulta alquanto complesso perché sarebbe molto complicato formulare una particolare tipologia di omicidio, in cui la vittima è solo la donna, senza trovarsi davanti al problema della costituzionalità che sono legate ai principi di tassatività e determinatezza.

Casi in Italia: come difendersi

CasiQuando una persona è vittima di violenza è importante non ignorare il fatto ma, soprattutto, capire qual è la strada migliore per ottenere giustizia. La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di rivolgersi ad un Difensore di fiducia qualificato, il quale potrà procedere a svolgere indagini difensive per tutelare la vittima. Oltre ad assistere la persona offesa durante il processo, l’avvocato Difensore potrà cercare elementi a favore del suo assistito attraverso l’audizione dei testimoni e/o attraverso l’acquisizione di certificazioni con lo scopo di rendere evidente la colpevolezza e la responsabilità dell’imputato.

Ad esempio, potranno essere ascoltati i vicini di casa, i parenti e gli amici della vittima; il Difensore potrà, inoltre, incaricare un consulente tecnico come ad esempio uno psichiatra per cristallizzare la violenza subita e valutarne i danni.
Il ruolo dell’avvocato Difensore è fondamentale in quanto è colui che ha una visione dei fatti più ampia e diversi strumenti a sua disposizione per tutelare la vittima poiché è il primo soggetto che instaura un rapporto con essa. Egli, infatti, può aiutarla a prendere consapevolezza con quanto accaduto e può dare consigli per rendere più efficace la tutela nei suoi confronti. Il difensore può consigliare alla vittima se:

  1. Rivolgersi al questore per la richiesta di ammonimento (per il reato di atti persecutori e di maltrattamento);
  2. Sporgere la querela.

La vittima, in questo caso, può costituirsi parte civile all’interno del processo penale per ottenere il risarcimento del danno fisico e psichico causato dalla violenza subita.
Quando, purtroppo, la violenza culmina in omicidio, durante il processo la persona offesa può essere rappresentata dalla sua famiglia se, però, quest’ultima decide di costituirsi parte civile. L’obiettivo di costituirsi parte civile è quello di ottenere dall’imputato il risarcimento dei danni causati dal reato che ha commesso e il rimborso delle spese giudiziali.

Leggi di più anche sulla violenza sessuale, sull’adescamento di minorenni e sugli abusi sessuali su minorenni.

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