L’EVASIONE FISCALE MEDIANTE ARTIFICI

Recita il vecchio adagio: “la miseria aguzza l’ingegno”, ma, aggiungiamo noi, anche la ricchezza.

Infatti, l’estate del 2017 è stata segnata dall’accusa di evasione fiscale per Cristiano Ronaldo. Ma prima ancora c’era stato Lio Messi.

Anche nel nostro bel Paese non mancano casi di questo tipo: pensiamo a Valentino Rossi oppure Tiziano Ferro.

Capita spesso che celebri personaggi dello sport, dello spettacolo, della musica vengano perseguiti dal fisco perché ritenuti colpevoli di aver ideato e realizzato abili artifici per evadere le imposte sul reddito.

Il reato di evasione fiscale mediante artifici

Ma in cosa consiste il reato di evasione fiscale mediante artifici?

Quali sono questi artifici? E soprattutto come funziona questo meccanismo?

Il risparmio fiscale, mediante artifici, può avvenire quando il contribuente realizzi un’azione finalizzata ad ingenerare una falsa rappresentazione della realtà.

Facciamo un esempio.

Il caso emblematico è il contribuente il quale crea una società di comodo per schermare i costi.

 

Cosa significa società di comodo? E cosa significa schermare i costi?

Per società di comodo si intende una società non operativa, che non realizza un’attività di impresa e che serve soltanto a contenere nella sua pancia una serie di beni lusso (auto prestigiose, Yacht, opere d’arte).

In questo modo i soci celano il proprio patrimonio personale dietro lo schermo societario; così facendo si avvalgono di un regime fiscale più favorevole  rispetto a quello cui sarebbero assoggettati se intestassero i beni a se stessi.

Chi costituisce una società di comodo sa bene che avrà diritto ad un’aliquota progressiva più vantaggiosa, alla deduzione dei costi, alla detrazione dell’Iva.

Es. Tizio non intesta lo Yacht a se stesso, ma a una società di comodo.

Quindi il discrimine tra il lecito e l’illecito penale in un processo si fonda sull’argomentare e sul dimostrare se quella società fosse di comodo o meno, ossia reale o fittizia, fatta su misura per schermare i costi o per fare veramente business.

L’accusa di evasione fiscale mediante artifici. Il caso Biagio Antonacci

Il caso più interessante è quello del cantante Biagio Antonacci, il quale, anni fa, fu accusato dall’Ufficio della Procura della Repubblica di Milano di aver creato delle società ad hoc, strumentali alla trasformazione dei redditi da lavoro autonomo, soggetti ad aliquota progressiva più elevata, in redditi d’impresa, soggetti ad aliquota proporzionale più conveniente.

Il dibattimento si è strutturato su questo dilemma: da una parte l’accusa sosteneva che le società fossero fittizie, costituite soltanto per realizzare un illecito risparmio fiscale; dall’altra la Difesa, che sosteneva che le società fossero reali, quindi produttive di reddito.

 

Com’è finita?

Il Tribunale di Milano ha riconosciuto come reali quelle società e, pertanto, produttive di reddito: nessuna interposizione fittizia, nessun risparmio fiscale, nessuna frode.

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