Le truffe e i colletti bianchi: come si configura la truffa Inps? 

truffa inpsL’INPS è il più grande Ente pensionistico del nostro Paese, al quale sono iscritti i lavoratori dipendenti, sia del settore privato, sia di quello pubblico.

L’Istituto eroga le pensioni in base all’anzianità e all’ammontare dei contributi versati dal cittadino italiano, erogando anche quelle che vengono chiamate “prestazioni assistenziali” a favore di tutti coloro che rientrano nella gestione del welfare. Inoltre, l’INPS, si occupa di pagare gli assegni sociali, quelli di invalidità civili e le pensioni minime.

L’INPS, purtroppo, risulta essere uno fra i soggetti passivi che subisce maggiormente comportamenti truffaldini.

Tali comportamenti sono disciplinati dall’art. 640 bis c.p. rubricato “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” secondo il quale <<La pena è della reclusione da due a sette anni e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee>>.

Le truffe ai danni dell’INPS rappresentano un fenomeno in continua espansione, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, coinvolgendo molteplici soggetti attivi come ad esempio le organizzazioni criminali, imprenditori e i cosiddetti “white collar”.

L’ espressione “White Collar Crime” identifica i reati commessi in campo economico, politico e professionale da soggetti che appartengono ad uno status sociale elevato.

Si tratta, quindi, di lavoratori che non svolgono professioni fisiche o manuali, che, quindi, “non si sporcano le mani” (questi ultimi vengono, invece, identificati con l’espressione “Blu Collar”).

I white collar crime, vengono definiti dal criminologo statunitense Sutherland come «falsità di rendiconti finanziari di società, aggiotaggio in borsa, corruzione diretta o indiretta di pubblici ufficiali al fine di assicurarsi contratti e decisioni vantaggiose, (…) frode nell’esercizio del commercio, appropriazione indebita e distrazione di fondi, frode fiscale, scorrettezze nelle curatele fallimentari e nella bancarotta».

La condotta criminale in esame è misconosciuta poiché tende a nascondersi, a mimetizzarsi e a camuffarsi in quanto i colletti bianchi hanno i mezzi per occultare efficacemente la propria condotta criminosa, fornire informazioni erronee e stravolgerne il senso.

Il caso giurisprudenziale di cui stiamo per trattare trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte di appello di L’Aquila in data 29.06.2016 con la quale confermava la condanna dell’imputato in primo grado dal tribunale di Teramo alla pena di anni due, mesi nove di reclusione ed Euro 150,00 di multa per il reato di truffa.

L’imputato, dipendente di una società a responsabilità limitata, per il tramite di artifici e raggiri consistiti nel produrre al datore di lavoro certificazione medica attestante la sua malattia dal 2 al 10 febbraio 2010.

Nonostante il periodo di malattia il lavoratore, in data 5.2.2010, effettuava un trasporto di terra alla guida di autocarro di proprietà della ditta, inducendo così in errore l’INPS di Teramo circa l’effettivo ammontare della somma dovuta a titolo di indennità di malattia così procurandosi un ingiusto profitto corrispondente alla somma indebitamente percepita.

Avverso tale sentenza, l’imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando l’insussistenza di artifici e raggiri in quanto la presentazione di un veritiero certificato medico non è in grado di integrare in alcun modo l’elemento degli artifici e raggiri né, del pari, può essere considerata tale la condotta in data 5.02.2010 dall’imputato consistita nella conduzione di un autoarticolato.

Sul punto, si evidenzia che per costante e risalente orientamento giurisprudenziale, l’indebito conseguimento dell’indennità di malattia da parte del lavoratore configura il reato di truffa aggravata ex art. 640 c.p., comma 2, n. 1.

Per tale motivo, la corte di cassazione dichiarava inammissibile il ricorso condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila alla Cassa delle ammende.

(Si veda Cass. pen. Sez. II, 14/09/2018, n. 47286).

Quello della truffa Inps è quindi un fenomeno che non accenna a diminuire.

La gravità del fenomeno è ulteriormente testimoniata dal fatto che esistono molteplici procedimenti penali, ad oggi pendenti, che coinvolgono moltissime persone e somme di denaro particolarmente elevate.

Quasi ogni giorno, sentiamo notizie di cronaca che riguardano, ad esempio, casi di presentazioni di false certificazioni al fine di conseguire l’erogazione di prestazioni da parte di strutture pubbliche oppure, la presentazione di falsi certificati medici per l’ottenimento degli assegni di invalidità civile (tipici esempi sono i falsi ciechi, i falsi zoppi…).

In tali condizioni, la procedibilità non dipende dalla presentazione di una formale querela, bensì il reato è perseguibile d’ufficio e le pene previste per i truffatori sono più aspre poiché si tratta, per l’appunto, di circostanze aggravanti.

Per questo motivo, sarebbe necessario attuare interventi normativi che agiscano sul piano della prevenzione e garantiscano all’INPS maggiori possibilità di controllo.

Lo studio legale si è occupato di un caso che esemplifica tale tema. Una donna aveva il conto corrente intestato insieme a sua madre e quest’ultima riceveva una pensione dall’ente pubblico Inps (pensione di reversibilità).

Quando, però, la madre morì, l’Inps, a causa di una mancata trasmissione dell’Ufficio comunale circa il decesso della stessa, continuava ad erogarle regolarmente la pensione sul conto corrente.

La figlia di costei, nel corso degli anni, aveva tranquillamente intascato tali somme e per questo veniva incriminata per il reato di truffa aggravata.

Così, si è verificato il reato di truffa a danno di un ente pubblico – in questo caso l’Inps- con la conseguente confisca per equivalente delle somme indebitamente intascate dal reo.

Truffa Inps legge 104: di cosa si tratta?

Truffa Inps e legge 104Truffa Inps legge 104: cos’è? La Legge 104/1992 riconosce permessi straordinari dal lavoro, regolarmente retribuiti, ai lavoratori disabili gravi o ai parenti di persone affette da disabilità grave.

Tale condizione, viene accertata e riconosciuta dall’apposita Commissione Medica Integrata ASL/INPS (art. 4, comma 1 L. 104/92).

La Corte di Cassazione, nel 2016, ha stabilito che “Il lavoratore beneficiario dei permessi riconosciuti dalla Legge 104 ha diritto di assentarsi dal lavoro per fornire assistenza al parente disabile grave. L’assistenza deve essere non solo garantita, ma anche continuativa ed esclusiva da parte dei titolari dei permessi.”

Inoltre, sempre secondo la Corte di Cassazione, “Chiunque non utilizzi il permesso dal lavoro esclusivamente a favore dell’assistenza del disabile commette il reato di truffa. Essendo retribuiti dall’Inps, non è possibile che i permessi siano utilizzati per vacanze o permanenze all’estero.”

La Corte di Cassazione, però, chiarisce il fatto che il lavoratore non è tenuto ad assistere il malato per tutta la giornata in quanto egli potrà sempre avere del tempo per sé stesso, che altrimenti non avrebbe, dedicandosi al lavoro e ad assistenza familiare. Ciò è possibile se e solo se non viene pregiudicata la situazione del disabile e se le commissioni svolte nel proprio interesse non comportino un allontanamento eccessivo dalla residenza del disabile.

La sentenza della Corte, infatti, fa riferimento ad un caso in cui una lavoratrice aveva utilizzato i permessi della legge 104 per andare a fare una vacanza. Scopri di più anche sulla truffa telefonica, sulla truffa Equitalia, e sulla truffa casa vacanze.

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